Fast track in ortopedia: la cura rapida e ottimale a beneficio dei pazienti

“Il fast track - spiega il professor Franco Parente, responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia protesica di anca e ginocchio dell’Istituto Clinico San Siro - è un protocollo che, negli ultimi anni, sta trovando sempre più diffusione e consensi in tutti gli ambienti chirurgici, non solo quelli ortopedici, mirando soprattutto a garantire benefici significativi ai pazienti tanto in termini di recupero postoperatorio, quanto di riduzione dello stress nella preparazione alla procedura chirurgica.

Questo protocollo è una superspecialità multifattoriale che, per poterlo attuare, deve avere determinate caratteristiche: di un certo tipo di intervento chirurgico, di un certo tipo di impianto (se si tratta dell’anca), di un certo tipo di trattamento anestesiologico e di un certo tipo di trattamento fisioterapico”.

“All’interno dell’Istituto Clinico San Siro, in maniera specifica nei pazienti che vengono operati di protesi d’anca con un percorso fast track- continua - solitamente si associa anche un tipo di chirurgia mininvasiva. Tradizionalmente, da molti anni, effettuiamo un tipo di accesso postero-esterno, a cui abbiamo dato l’acronimo di MIPSA - Minimally Invasive Pyriform Sparing Approach (via d’accesso mininvasiva a risparmio del muscolo piriforme), che ha l’obiettivo di preservare sia il muscolo piriforme sia il muscolo quadrato del femore (due dei cinque piccoli muscoli extrarotatori dell’anca), che nella pratica standard vengono abbattuti. Ciò consente, inoltre, di ridurre l’invasività sulla via d’accesso dando più stabilità all’anca e consentendo un recupero precoce. Come già detto, la preservazione del piriforme è molto importante per il suo ruolo nella propriocettività e cioè la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio. Sembra che questo muscolo sia addirittura paragonabile al legamento crociato anteriore del ginocchio nel fornire informazioni al nostro cervello sulla posizione dell’anca. Per risparmiare questo piccolo ma importante muscolo occorre inserire nel femore uno stelo mininvasivo. Noi ci basiamo, principalmente, su quattro steli mininvasivi: due curvi (Nanos e Optimys) e due retti (Fitmore e Microplasty). Solitamente ci avvaliamo di una terapia analgesica particolare cioè un’epidurale combinata con una leggera sedazione dalla minor durata possibile. La terapia analgesica intraoperatoria viene effettuata tramite un’infiltrazione chiamata LIA (Local Infiltration Anesthesia) composta da anestetico, adrenalina, cortisone e soluzione fisiologica con l’obiettivo di andare a infiltrare, in sala operatoria, i tessuti periarticolari del paziente per ridurre il dolore postoperatorio. Oltre alla LIA, viene iniettato localmente anche dell’acido tranexamico che ha l’effetto di ridurre il sanguinamento”.

“Il paziente - conclude Parente - viene messo in piedi già il giorno successivo se non la sera stessa dell’intervento, cominciando così il suo percorso riabilitativo e uscendo già nel corso della 4^-5^ giornata, a differenza del percorso standard secondo il quale il paziente raggiunge la dimissione verso la 12^-15^ giornata”.

 

 

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