Onde d’urto extracorporee, un trattamento efficace contro le tendinopatie inserzionali

“La terapia a Onde d'Urto extracorporee - spiega la dottoressa Cristina Beretta, fisiatra presso l’Unità operativa di Riabilitazione specialistica all’Istituto Clinico San Siro - agiscono tramite la stimolazione, a livello di un tessuto o di un organo, di impulsi a elevata intensità che riducono l’infiammazione locale e la sintomatologia dolorosa, incoraggiando la neoformazione di vasi sanguigni e riattivando i processi riparativi.  Le principali indicazioni per le onde d'urto sono le tendinopatie inserzionali croniche, caratterizzate da una scarsa vascolarizzazione della giunzione osteotendinea (es. epicondiliti, tendiniti del tendine d’Achille, tendiniti della regione del muscolo sovraspinoso)”.

“Nelle tendiniti calcifiche - continua - il fine non è certo quello della frammentazione della calcificazione ma del suo progressivo riassorbimento attraverso l'aumento della vascolarizzazione locale indotta dalle onde d'urto che, come già specificato, provocano un wash out (pulizia) per aumento della permeabilità capillare. Recentemente, sono stati analizzati trattamenti in sede di tunnel carpale e calcaneare per pazienti con spine calcaneari (speroni ossei dalla forma frastagliata che si depositano sulla fascia plantare o all’inserzione del tendine di Achille) e anche in soggetti portatori di neuroma di Morton (aumento del volume del nervo interdigitale del piede). Visto l'effetto antalgico immediato, la scarsa invasività e la buona tollerabilità, questa metodica può essere indicata anche per trattare queste patologie. Controindicazioni assolute all'uso di terapia a base di onde d'urto sono rappresentate dai disturbi della coagulazione, dalla presenza di polineuropatia di diversa natura, da fatti infettivi e dalla presenza di processi neoplastici (tumorali) attivi”.

“Il numero necessario di sedute - conclude Beretta - è variabile da un minimo di 3 a un massimo di 6, tra le quali è consigliato un intervallo terapeutico di almeno un mese per meglio valutare l’efficacia del primo ciclo”.

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